L’intervista: Due chiacchiere con…Marco Solustri

Nel weekend appena passato ci siamo recati ad Ostia per fare due chiacchiere con Marco Solustri, impegnato con la sua nazionale femminile Russia in uno stage a poche settimane dall’inizio della stagione agonistica. Prima dell’inizio dell’allenamento pomeridiano gli abbiamo fatto qualche domanda. Ecco a voi l’intervista:

Ciao Marco, come stai svolgendo la preparazione in vista dell’imminente stagione agonistica?

Buonasera a tutti i lettori di BeachVolleyTour.it. Insieme a Fabrizio Magi (ndr assistant coach e preparatore fisico della nazionale russa) stiamo lavorando con un gruppo di 6 atlete con l’obiettivo di piazzare una coppia russa nelle prime 15 posizioni mondiali in vista delle Olimpiadi di Rio de Janeiro. A gennaio di quest’anno abbiamo svolto il primo mese di preparazione in Russia, per poi spostarci nel mese di febbraio alle Canarie. Da circa 20 giorni stiamo svolgendo uno stage qui ad Ostia che, dopo una pausa di qualche giorno, riprenderà nel mese di aprile, in vista del primo torneo della stagione che si terrà a Fuzhou (Cina) dal 21 al 26 aprile.

Il 26 giugno si terranno in Olanda i Mondiali di categoria, un appuntamento cruciale per l’assegnazione dei punti in chiave Olimpiadi. Quali sono le tue sensazioni?

Purtroppo a meno di qualche cambiamento dell’ultima ora potremo partecipare al Mondiale solamente con un coppia femminile. Una delle nostre giocatrici più rappresentativa, Ekaterina Birlova, è diventata mamma nei mesi scorsi e nonostante ora sia di nuovo in ottime condizioni fisiche per un discutibile regolamento internazionale non potrà prendere parte alla manifestazione. Cercheremo dunque di fare il meglio possibile con una sola formazione.

Questo è il quarto anno che sei alla guida della nazionale russa femminile. Nell’immaginario collettivo l’allenatore russo è un allenatore padrone che impartisce gli ordini ed esige massima obbedienza. Quali sono le tue metodologie di allenamento?

Gli atleti russi sono abituati ad obbedire agli ordini degli allenatori senza discutere. Da quando sono arrivato ho dato il via ad un “processo di trasformazione”. Durante gli allenamenti cerco sempre di coinvolgere le ragazze, sviluppando dunque un “rapporto orizzontale” tra coach e giocatrici. L’obiettivo che mi sono sempre prefissato negli anni da allenatore è quello di educare alla libertà.

Parliamo un po’ del beach volley italiano. In campo maschile Paolo Nicolai e Daniele Lupo occupano stabilmente le prime posizioni del beach volley mondiale, mentre nel femminile c’è stato un ritorno al passato con la nomina di Lissandro come neo ct azzurro.  Quali sono le tue impressioni?

Tra gli uomini Paolo e Daniele sono una coppia fortissima a livello tecnico, fisico e mentale. Reputo che non abbiano ancora espresso tutto il loro potenziale, ed hanno ampi margini di miglioramento. A questi due ragazzi sono inoltre fortemente legato a livello umano, e seguo con interesse i loro risultati. Se riusciranno a dimostrare tutte le loro capacità, saranno di sicuro una delle coppie protagoniste delle Olimpiadi di Rio. Per quanto riguarda le donne Marta Menegatti e Viktoria Orsi Toth sono una buona coppia a livello internazionale, ma non penso possano raggiungere i livelli raggiunti nel maschile da Lupo-Nicolai.

In passato hai lavorato con la Federazione Italiana Pallavolo, ma ormai da tanti anni lavori con federazioni straniere. Ti piacerebbe tornare a vestire l’azzurro?

Nelle ultime tre Olimpiadi ho guidato formazioni straniere (ndr Austria e Russia maschile, Russia femminile), ma devo ammettere che proprio durante l’Olimpiade si avverte quel senso patriottico e quell’attaccamento alla maglia che raggiungerebbe il culmine vestendo i colori azzurri. Lasciai la nazionale azzurra dopo il quinto posto di Solazzi-Bruschini a Sidney 2000. Dopo quell’exploit chiesi al presidente dell’epoca Magri (ndr che lo è ancora oggi!) di investire maggiormente sul beach volley, ma le mie richieste non furono esaudite. Se la Federazione decidesse di puntare con forza sul movimento, sarei ben lieto di tornare a lavorare per l’Italia.  

 

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