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Dionisio Lequaglie: “Eccezionale forza mentale di Nicolai/Lupo. Ora bisogna investire nel beach volley”

Riprendiamo l’intervista in esclusiva di Dionisio Lequaglie, ex ct azzurro ed ora direttore tecnico della Live Sand Academy, rilasciata a Lineadiretta24.

Coach Dionisio Lequaglie, lei è stato il primo allenatore di questi ragazzi, cosa ci può dire di loro? Come si arriva a un traguardo del genere?

«Io ho allenato Nicolai e Lupo fino al 2010. Dopo le Olimpiadi di Atene del 2004, il beach volley ha avuto un’enorme popolarità ed è in quel periodo che ho potuto dare inizio a un mio progetto di riforma dei campionati e di tutto il movimento. Il progetto prevedeva l’introduzione di campionati giovanili ed è da qui che sono emersi giocatori come Nicolai, che ho avuto la fortuna di allenare per 4 anni e mezzo e che a livello giovanile in quel periodo ha vinto due campionati mondiali consecutivi. Ricordo invece che l’esordio di  Lupo avvenne in modo più informale. Finita la scuola, Daniele veniva tutti i pomeriggi ad assistere agli allenamenti della nazionale. Vedendolo cosi appassionato ho deciso di farlo provare e dopo poco è entrato anche lui nel giro della nazionale giovanile. Come “coppia” sono stato io ad avviarli nella Continental Cup, quando Daniele aveva solo 18 anni».

«Sui ragazzi posso solo dire che sono due persone e due atleti eccezionali. Hanno grandissime qualità tecniche e fisiche, ma la loro più grande risorsa è mentale. In ogni allenamento hanno sempre dato il 100%, e sin da giovanissimi hanno fatto una scelta precisaarrivando a rifiutare gli ingaggi della pallavolo per puntare al loro sogno della medaglia Olimpica, sogno che finalmente è divenuto realtà».

«Nicolai e Lupo, nonostante siano passati sei anni da quando le nostre strade si sono divise, mi hanno voluto ringraziare personalmente per aver dato inizio a tutto questo e per averli aiutati a raggiungere questo traguardo, frutto di quel progetto e quel sogno iniziato tanti anni fa».

 

Sappiamo che il beach volley fa parte della federazione italiana pallavolo, qual è il loro approccio verso il vostro sport? Dopo questo risultato state vivendo un momento di grande popolarità e qualcuno nella FIPAV starà sicuramente per salire sul carro dei vincitori, ma non ci risulta che di norma il vostro sport abbia grande visibilità da parte della federazione. Lei ritiene che il godiate del giusto spazio e delle risorse necessarie a svolgere il vostro lavoro al meglio o dovrebbe esserci un’altra considerazione del vostro sport anche lontano dai riflettori?

«Dopo le Olimpiadi di Atene 2004 la federazione Italiana di Pallavolo si rese conto che le partite di beach volley di quel torneo furono le più seguite in assoluto nell’ambito di tutta la Pallavolo in termini di audience. Purtroppo da allora quella stessa Federazione ha vissuto sugli allori del nostro movimento. Il programma iniziato nel 2004, atto a puntare sul ricambio generazionale e che ci è stato copiato da molte altre nazioni, si è fermato completamente dopo la mia uscita dalla federazione avvenuta nel 2010. Ora la FIPAV stessa ha deciso di puntare unicamente sulle prime coppie, ma in caso di necessità si fatica addirittura a trovare un sostituto, sia per il settore maschile, che per quello femminile, tanto è vero che ci si è trovati a puntare sui giocatori naturalizzati».

«Il campionato Italiano versa in uno stato a dir poco disastroso, mancano le coperture televisive e gli sponsor in grado di garantire montepremi adeguati per invogliare i giocatori a scegliere questa disciplina. Uno dei miei atleti, per esempio, adesso gioca a Pallavolo per buona parte della stagione, salvo poi convertirsi al beach volley da Maggio ad Agosto. Un altro mio giocatore ha partecipato ad un campionato europeo insieme ad un altro atleta, ebbene questi due ragazzi hanno fatto insieme in tutto quattro allenamenti prima di partire per la competizione, come si può pretendere che raggiungano mai l’intesa di una coppia come Nicolai e Lupo, che giocano insieme da cinque anni?».

«Io non dico che la soluzione sia quella di creare una nuova federazione indipendente per il beach volley, ma sicuramente avremmo bisogno di un’autonomia diversa. Abbiamo moltissimi ottimi tecnici, l’Italia è stato il secondo paese a praticare questo sport dopo gli USA ma rischiamo seriamente, in un prossimo futuro, di trovarci senza atleti di spessore a causa di poca lungimiranza».

 

Lei  vede un futuro roseo per l’Italia del beach volley con l’attuale gestione? Quale sarebbe la strada da seguire per non lasciare che questo risultato resti  un evento unico?

«Io sono sicuro che questo movimento continuerà a crescere, sopratutto grazie a messaggi come quello che stanno mandando Nicolai e Lupo. Nei centri la richiesta per giocare a beach c’è e la federazione dovrebbe aiutarci a migliorare la condizione generale. Questa storica finale Olimpica farà parlare del nostro sport per un bel po’ ed è proprio ora che la FIPAV dovrà puntare con maggiore impegno a investire in questa disciplina. Sarebbe doveroso seguire i nostri atleti anche durante i tornei internazionali, rompendo il meccanismo che ci relega a essere popolari solamente durante le Olimpiadi».

«Dobbiamo incentivare gli atleti a scegliere il beach volley, la federazione non può basare la sua programmazione sperando che tutti gli atleti facciano unicamente scelte di cuore come è stato per Nicolai e Lupo che fin da giovanissimi hanno puntato a questo obiettivo.Bisogna investire, trovare sponsor e coperture, far conoscere il nostro splendido sport e assolutamente non fermarsi a questa storica finale».

 

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

«Io attualmente sono direttore tecnico di una scuola di beach volley, la Live Sand Accademy, che ha due centri, uno all’Axa e uno a Soriano, nel viterbese. Il progetto è quello di creare un settore in cui non si faccia solamente attività amatoriale, ma si punti sull’agonismo. Noi abbiamo una rappresentativa agonistica che partecipa ai campionati under 19 e under 21 e uno dei nostri ragazzi ha già rappresentato l’Italia ai campionati Europei».

«Mi auguro che il movimento del beach volley possa crescere, che si possa lavorare per degli obiettivi concreti e non solamente per l’amatoriale. Spero che la finale Olimpica non sia un arrivo, ma un punto di partenza dal quale portare il nostro sport al livello che merita».

Intervista a cura di Mauro Zini (Twitter @Mauro.Zini14)

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